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Un ricordo di Giorgio Bocca

12.25.2011 · Posted in cose mie

Era marzo 2007 e io organizzavo l’edizione più complessa, più ricca, più riuscita di Duemila Resistenze. Avevo messo insieme alcune tra le mie più grandi passioni: Yo Yo Mundi, Wu Ming, discorsi sulla proprietà intellettuale e su forme alternative di consumo. Volevo a ogni costo avere Giorgio Bocca ospite. Non sapevo come trovarlo, così ho telefonato alla redazione dell’Espresso: «Buongiorno, sono Claudia Vago dell’ANPI di Reggio Emilia, cerco Giorgio Bocca». Il centralinista mi dà un numero. Una segreteria, un collaboratore ho pensato.

Compongo il numero.

«Giorgio, c’è una signorina che vuole parlare con te».

E 30 secondi dopo mi ritrovo a parlare con lui, a spiegargli che lo voglio ospite il 25 aprile da noi in Appennino reggiano, a sentir raccontare la sua esperienza di partigiano ma anche, e soprattutto, del dopo, di quello che non è successo finita la guerra di Liberazione, di quello che poteva essere e non è stato, di tutte le scorie del fascismo che sono rimaste nel nostro Paese a incancrenire.

Una settimana dopo eravamo a casa sua, circondati da migliaia di libri. Una chiacchierata di più di un’ora. E questo come risultato, per l’apertura di Duemila Resistenze: la nostra guerra non è mai finita.

Addio, Giorgio Bocca.

3 Responses to “Un ricordo di Giorgio Bocca”

  1. Bellissimo! :-)

    Ora e sempre.

  2. Bello davvero. Brava, bravi.

  3. Grande testimonianza. E a vederlo qui grande bravura e fortuna ad averlo conosciuto

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