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Tigella a Occupy Chicago: alcuni aggiornamenti

02.11.2012 · Posted in progetti

A pochi giorni dall’avvio della campagna di raccolta fondi per andare a Chicago a seguire il movimento Occupy nel mese di maggio sono successe tante, incredibili cose.

Innanzitutto, l’accoglienza ricevuta dal progetto: alle 23.30 di venerdì 10 febbraio sono 124 le quote prenotate da 57 persone. Siamo quasi a metà del percorso. Non avrei mai immaginato un risultato del genere.

Poi, ho iniziato a lavorare al sito che raccoglierà tutto il materiale che produrrò durante e dopo il soggiorno a Chicago. Sull’espressione “produzione di materiale” in diversi hanno sollevato dubbi chiedendomi di specificare meglio cosa intendessi e provo a farlo ora. Evidentemente, una volta sul posto la mia copertura dell’evento non sarà il classico filtro dei messaggi che circolano in Rete come ad ogni occasione ma sarà un live blogging dei momenti più significativi e, soprattutto, produzione di post, video, video interviste, gallerie fotografiche, Storify… che servano a documentare e raccontare cos’è Occupy, cos’è Occupy Chicago, chi sono le persone coinvolte nel movimento, quali idee circolano, in che modo si svolge la vita all’interno dell’accampamento, come si svolgono le assemblee, quali dinamiche si creano all’interno delle assemblee e tutto quello che, stando sul posto, potrò osservare con i miei occhi.

Il sito è ancora appena abbozzato, ma conto di pubblicarlo al più presto perché vorrei servisse da “officina” per tutto quello che mi servirà per preparare il viaggio, per cominciare a raccogliere materiale su Occupy, principalmente post che servano a inquadrare di cosa stiamo parlando.

Mi è stato rimproverato di aver previsto una cifra troppo alta per questa “produzione di materiale”. Mi è stato rimproverato di aver previsto una cifra troppo bassa, che non può essere lavoro se non c’è guadagno. La verità è che quello che sto facendo con questo progetto è un investimento: su me stessa ma, soprattutto, su un modello di finanziamento che mette in relazione diretta chi produce i contenuti e chi ne usufruisce che decide di pagare in anticipo una piccola quota basandosi sulla fiducia.

Perché dovreste sostenere questo mio progetto?

Potreste volerlo fare perché mi conoscete, mi seguire in Rete e apprezzate il mio modo di lavorare e volte “mettermi alla prova” in un lavoro sul campo.

Potreste volerlo fare perché vi interessa il mio sguardo su movimento Occupy di cui siete curiosi.

Potreste volerlo fare perché vi incuriosisce l’idea di finanziare direttamente qualcuno che va in un posto e vi racconta quello che succede.

Oppure potete pensare che sia un’immane fesseria, che il giornalismo lo fanno i giornalisti con tesserino e editore o, al massimo, i freelance che rischiano un proprio budget sperando di rientrare delle spese producendo del buon materiale. Liberi di pensarlo e di non voler contribuire.

Io credo che esistano altre vie e questo è un esperimento che voglio fare, non solo per me. Ne ho parlato con Giovanni Boccia Artieri che ne ha scritto un lungo post nel quale proviamo anche a riflettere su quello che è il mio abituale lavoro coi social media.

Poi ci sono molte altre cose da dire, ma le occasioni non mancheranno, specialmente quando il sito, la casa di questo progetto, sarà pronto ad accogliere riflessioni mie e stimoli vostri.

5 Responses to “Tigella a Occupy Chicago: alcuni aggiornamenti”

  1. Io sono una giornalista con il tesserino e da oltre 20 anni faccio l’inviato di politica internazionale per una grande testata nazionale televisiva. E credo nel progetto di Tigella. Perché quasi certamente non andrò (purtroppo) a Chicago a seguire gli eventi e voglio una fonte di cui mi fido e che mi dia un flusso continuo di notizie. Perché credo che se anche ci andassi (miracolo, oramai mi fanno lavorare come un’impiegata) il mio lavoro e le mie conoscenze si arricchirebbero con Tigella come supporto. Perché in 20 anni ho seguito sul campo i principali avvenimenti mondiali e ho visto la trasformazione di questo mestiere, la moltiplicazione delle possibilità di conoscere e di produrre. Quindi anche il rischio di essere ancora più superficiali perché persi nella quantità. Invece le nuove tecnologie potrebbero dare delle potenzialità straordinarie di qualità dell’informazione ma rimane la vecchia regola: conta avere le fonti giuste al posto e al momento giusto.

  2. Nel 1977 ero orgoglioso di aiutare “il Manifesto” con le mie cinque o diecimila lire. Oggi sono felice di avere una MIA inviata a Chicago.

  3. Ciao, voglio donare una canzone per i movimenti pacifici che lottano contro le ingiustizie di questa società governata dall’1%.
    Si chiama “Here WE are”. http://www.jamendo.com/it/track/906687 (free download)
    C’è anche un video. http://youtu.be/0CFyDpUXZqI
    Buon ascolto.
    Bruno

  4. Sono d’accordo con Mimosa. Sono anch’io inviato di una old testata televisiva. Sono stra curioso di sapere come andrà a finire e tifo per Tigella.

  5. stefano scrive:

    tigella…perchè invece di andare negli states non vai in siria e ci aggiorni su cosa realmente accade là?ciao,buona avventura

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