la tigella un blog che non è un blog

Su digitale e carta

04.18.2012 · Posted in cose di internet

L’articolo di Filippo Sensi di oggi su Europa mi ha fatto venire voglia di mettere giù, in forma schematica, alcune cose che ripeto un po’ troppo spesso ultimamente quando intervengo a qualche convegno, barcamp, lezione sul tema “giornalismo e social media”. Fermo restando che i toni da «Il trionfo del web ai Pulitzer» di troppi titoli hanno, francamente, del ridicolo.

1. Digitale è un modo di pensare, organizzare, presentare, fruire i contenuti. La semplice trasposizione della carta in bit non rende un prodotto digitale.

2. Digitale non è sinonimo di veloce. L’ho detto più volte a proposito di Twitter di cui si loda continuamente la velocità dimenticandosi che non sempre è un valore in sé e dimenticando, soprattutto, che il valore maggiore di Twitter è quello di metterci in collegamento diretto con gli eventi nel loro farsi attraverso gli occhi di chi vi sta assistendo dandoci uno sguardo che difficilmente altri strumenti possono fornirci. E’ più una questione di profondità che di velocità. E anche una questione di reciprocità e dialogo: nel mondo digitale (e su Twitter) ciascuno di noi è anche, potenzialmente, creatore di informazione e notizie, non solo fruitore.

3. Non necessariamente, però, le storie digitali devono essere storie in tempo reale. Può essere digitale anche un’inchiesta durata otto mesi. E’ digitale Mediapart, che lavora sulla qualità e sull’approfondimento e che impiega spesso settimane e mesi a preparare i propri articoli, che fa pagare una sorta di abbonamento per accedere e che, ehi!, funziona! La gente paga per leggere le storie che Mediapart confeziona!

4. Ribadisco, digitale è il modo di pensare un contenuto. Se il 75% del traffico sui siti dei giornali online «va direttamente alle pagine interne che contengono le singole storie giornalistiche» allora è evidente che contenitore (il sito del giornale) e contenuto (le singole storie) vanno ripensati in funzione del diverso modo di fruirli. La riproposizione online del giornale di carta non funziona.

5. Non c’è nessuna gara, nessun braccio di ferro, nessuna lotta all’ultimo sangue tra carta e digitale. C’è solo un gran bisogno di integrazione e collaborazione, di capire le specificità di ciascuno e di sfruttarle al meglio. E integrare il digitale non significa fare l’articolo su «impazza sul web».

Nonostante tutto resto ottimista: l’istinto di sopravvivenza, anche  di organizzazioni complesse e non di singoli individui, finirà per aiutare a trovare la strada giusta.

2 Responses to “Su digitale e carta”

  1. [...] stremati, ma insieme. Oggi su Europa si prova ad accendere un cerino. Da Busana, arriva anche il chiarore di Tigella. Buon segno. Share this:TwitterMoreEmailStampaFacebookLike this:LikeBe the first to like [...]

  2. [...] e chiaramente Claudia Vago alias tigella, che è una di quelle che le nuove forme di giornalismo, oltre che teorizzarle, sta provando [...]

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