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Spunti per il dibattito che non c’è: la de-mondializzazione spiegata a me

11.09.2011 · Posted in politicherie

Questo testo introduce il progetto di de-mondializzazione che figurava tra le proposte del candidato alle primarie socialiste per le presidenziali francesi Arnaud Montebourg. La de-mondializzazione è stato uno dei temi su cui i candidati si sono dovuti confrontare, introducendo nel dibattito pubblico francese un elemento di novità e modernizzazione.

Dato che in Italia il tema è poco noto, per lo meno sembra assente dal dibattito dei partiti di sinistra e centrosinistra, proponiamo il testo integrale in traduzione italiana.

Il testo è a cura di Jean-Baptiste BAUD – Équipe de campagne d’Arnaud Montebourg

Il concetto è stato evocato per la prima volta da Walden Bello, un pensatore Filippino, nel suo libro : “Deglobalization, ideas for a New World Economy” , pubblicato nel 2002. Secondo lui, la globalizzazione neoliberale nata negli anni ’80 penalizza i paesi del sud, che sviluppano la loro economia solo attraverso le esportazioni, senza che questo permetta al loro mercato interno di crescere e mantenendo anzi una pressione sugli stipendi, come accade anche in Cina per esempio.
Il concetto si iscrive in una visione critica nei confronti della troppo elevata interdipendenza tra economie, già rimarcata da Keynes.
L’idea di Walden Bello non è di ritirarsi dal mercato globale, ma di immaginare un sistema alternativo a quello dell’OMC : «riorientare le economie, dalla priorità alla produzione per l’esportazione, alla priorità alla produzione destinata ai mercati locali.»
Per l’autore, la de-mondializzazione sarebbe vantaggiosa anche per i paesi industrializzati del Nord, vittime del dumping. Infatti, il deregolamento degli scambi e della finanza e la messa in concorrenza dei dipendenti a livello globale hanno effetti perversi per i paesi del nord, i più evidenti dei quali la pressione al ribasso degli stipendi e la delocalizzazione delle imprese verso i paesi dove il costo della mano d’opera è basso. La de-mondializzazione si riallaccia al mito della «globalizzazione felice», che avrebbe permesso lo sviluppo dei paesi del sud senza comportare danni e che sarebbe stata più favorevole a tutti.

Arnaud Montebourg ha ripreso e sviluppato il concetto nel suo libro «Des idées et des rêves», pubblicato nel 2010 per lanciare la sua campagna. Ne ha fatto poi il punto centrale della sua candidatura con un piccolo libro di 2 euro : «Votez pour la démondialisation», il quale contiene una prefazione di Emmanuel Todd, un famoso pensatore francese. Per capire cosa intende con de-mondializzazione, bisognare evocare i due aspetti principali del concetto adottato dal candidato.

La messa sotto controllo del sistema finanziario

Nel contesto della crisi finanziaria, Arnaud Montebourg ha dato la priorità a proposte di controllo e di regolamento della finanza al fine di evitare gli abusi che sono all’origine della crisi. Le misure principali proposte sono:

  • La messa sotto tutela delle banche : non si tratta di una nazionalizzazione dai costi elevati, ma un’operazione che prevederebbe di fare entrare nel consiglio di amministrazionedelle banche commissari di governo per controllarne l’attività.
  • La separazione delle attività bancarie di deposito e di investimento, per limitare la speculazione abusiva.
  • Lo smantellamento delle filiali delle banche nei paradisi fiscali.
  • L’inserimento di una tassa sulle transazioni finanziarie: un tasso dello 0,1% permetterebbe di guadagnare circa 250 miliardi di euro l’anno(solo in Francia), che sarebbero destinati a finanziare la parte del debito creato dalla crisi. A livello europeo, la tassa sarebbe ancora più efficace e potrebbe anche contribuire a rimborsare il debito con un fondo comune tra i paesi dell’UE.

La costruzione di un’Europa forte nella globalizzazione: le protezioni modulate

Il secondo aspetto della de-mondializzazione ha come scopo di trovare soluzioni affinché l’Europa sia più efficace nell’ambito della globalizzazione. Tutte le grandi potenze economiche del mondo, come gli Stati-Uniti o la Cina, proteggono la loro economia. L’UE, per via di una mancanza di coordinamento tra gli stati, portatori di interessi diversi, si è mostrata incapace di
mettere in piedi un’utilizzazione politica dell’economia. L’Europa è diventata l’ingenua del villaggio globale. Perde le sue imprese e non produce più. Solo in Francia, negli ultimi 30 anni abbiamo perso circa 2 milioni di impieghi nel settore dell’industria per via della mancanza di regolamento del commercio globale.

La de-mondializzazione rappresenterebbe una soluzione per evitare le delocalizzazione e fare tornare le imprese in Europa. Come si può lottare quando la differenza degli stipendi tra paesi dell’UE e Cina sono di 1 a 40 ? È una battaglia persa e l’unico modo per regolare questa condizione è di costruire protezioni economiche ai confini dell’EU per limitare gli effetti di dumping. La concorrenza deve essere totalmente libera tra i paesi membri dell’unione, ma ben regolata con gli altri paesi del mondo.

L’idea non è di chiudersi, ma di costruire un protezionismo intelligente e soprattutto modulato. Questa modulazione sarebbe attuata unicamente su criteri sociali e ambientali. Concretamente, l’idea è di creare un’agenzia europea in grado di calcolare i costi sociali e ambientali dei prodotti importati nella zona europea e di tassarli secondo questi criteri. Ovviamente se le condizioni di produzione migliorassero e venissero rispettati i criteri sociali ed ambientali definiti, le tasse verrebbero abbassate o soppresse.
Questa regolazione avrebbe come vantaggio di limitare le delocalizzazioni e gli effetti di dumping di cui sono vittime i paesi del nord del mondo, ma sarebbe anche un incentivo per i paesi del sud a migliorare le loro condizioni di produzione, a far crescere le loro protezioni sociali e a rispettare l’ambiente.
Il Brasile ha preso misure del genere che hanno avuto effetti positivi. Per esempio, il governo ha applicato una tassa sui prodotti Apple, la quale ha subito deciso di creare imprese di produzione in territorio brasiliano.

La de-mondializzazione è un progetto a fine ambientale. Al di là delle tasse modulate, l’obbiettivo è anche quello di evitare di far fare milioni di chilometri ai prodotti alimentari che potrebbero essere prodotti sul nostro territorio. Avvicinare il luogo di produzione al luogo di consumo è la priorità che dobbiamo avere. È una garanzia di qualità.

A livello industriale, la reindustrializzazione risultante delle misure di de-mondializzazione dovrà essere « verde ». Questo significa che la priorità deve essere data agli investimenti nelle energie rinnovabili, alle tecnologie per le economie di energia e via discorrendo.

Per concludere, la de-mondializzazione è un progetto europeo, di regolazione dell’economia, di moderazione di un sistema dove il laissez-faire ha creato troppi danni. Non è un progetto no-global ma un nuovo internazionalismo. Questo progetto riguarda solo il commercio dei prodotti, che deve essere regolato, non ovviamente la circolazione delle idee e degli uomini – come è stato
erroneamente affermato da alcuni e come vorrebbe l’estrema destra (la quale ha tentato di appropriarsi dell’idea durante la campagna elettorale).

La de-mondializzazione invita ad un cambiamento di modello economico, quello del XXI secolo. È un progetto molto ambizioso, che si dovrà costruire a livello europeo. L’Europa dovrà comunque reagire di fronte alla crisi della moneta unica. Queste misure di controllo della finanza e di protezione dell’economia sono una delle poche vie perseguibili se vogliamo evitare il collasso della zona monetaria. Ovviamente la loro attuazione non sarà facile, ma non è un’utopia: alcune misure molto concrete potrebbero essere attuate sia a livello nazionale che a livello europeo.

In Francia, le primarie sono state l’occasione di innescare un dibattito su queste proposte. Molti intellettuali ed economisti seri hanno difeso il progetto come Emmanuel Todd o Jacques Sapir (economista autore anche lui di un libro sulla de-mondializzazione). Adesso vogliamo dibattere anche con gli altri paesi dell’Europa e trovare convergenza con gli altri partiti di sinistra. Per esempio, il partito socialista francese e il SPD tedesco si sono inteso sulla tassa delle transazioni finanziarie. Il libro di Arnaud Montebourg è già stato tradotto in Spagnolo e dovrebbe esserlo anche in Italiano.

Jean-Baptiste BAUD

Équipe de campagne d’Arnaud Montebourg

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