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Se Palazzo Chigi sbarca su Twitter ma non è quel Palazzo Chigi

11.17.2011 · Posted in cose di internet

Da qualche giorno sul Twitter italiano c’è grande fibrillazione intorno a un account che esiste da almeno un paio di anni ma che si è notato solo da alcuni giorni. Per dire, io che su Twitter giro abbastanza e da quattro anni non mi ci ero mai imbattuta.

L’account in questione è @palazzochigi e da pochi giorni porta il nome di Mario Monti, mentre prima era intitolato a Silvio Berlusconi.

Si tratta di un account che si inserisce in un filone collaudatissimo su Twitter di account-parodia di personaggi famosi e, in particolar modo politici. (Qui una lista con alcuni di questi account raccolti tempo fa, in un periodo in cui mi ero appassionata alle parodie via Twitter)

Perché fibrillazione? Perché il deputato PD Andrea Sarubbi, venuto a conoscenza dell’esistenza di questo account, lo ha denunciato alla polizia postale dandone poi notizia su Twitter.

Ovviamente si sono immediatamente formate due fazioni: quelli che “bravo! hai fatto bene, pulizia e rispetto per le persone” e quelli che “censura!“. Dove sta il giusto atteggiamento. Boh, forse nemmeno nel mezzo e provo a spiegarmi.

Tra le condizioni d’uso di Twitter figura il divieto di “impersonificazione“: si legge sul sito che “non puoi impersonificare altri utenti mediante l’uso dei servizi di Twitter così da generare, involontariamente o intenzionalmente, confusione, sviamento o inganno di altri utenti“. Direi che in questo caso siamo pienamente in violazione di questa regola. Mentre gli altri account hanno sempre specificato (in modo più o meno esplicito) che si tratta di parodie, in questo caso chi capita sulla pagina è senza dubbio tratto in inganno, prima di leggere i tweet dell’account.

Se l’intenzione di chi ha aperto quell’account oltre due anni fa e lo ha rimesso in attività qualche giorno fa è quello di fare una parodia del nostro Presidente del Consiglio l’obiettivo è clamorosamente fallito: non c’è modo di capire che si tratti di una parodia, né dalla descrizione né dai tweet (anche se ammetto che nelle ultime 24 ore ha modificato lo stile dei post avvicinandosi sempre più a un’idea di parodia)

Il problema vero, per me, è da un’altra parte, però. Chi come me auspica che istituzioni e enti pubblici usino sempre più il web per comunicare con i cittadini, aprire canali di dialogo, favorire la trasparenza spera che un giorno la presidenza del consiglio apra davvero un account Twitter e quel giorno, con ottima probabilità, lo troverà occupato. La mancanza di cultura digitale dei nostri amministratori e decisori è tale che porta inevitabilmente allo “squatting” di account da parte di chi è più veloce a registrarsi. Per esempio, questo Quirinale di chi sarà? E se un giorno il Quirinale volesse aprire un canale twitter (del resto all’estero non è una novità) come farebbe?

La quantità di account Twitter (e pagine Facebook) di comuni, province, regioni registrate da persone che nulla c’entrano con le istituzioni è molto alto, come segnala anche Giovanni Arata nella sua ricerca su Twitter e PA. Questo pone problemi di accesso e di trasparenza, perché se io mi metto a seguire @ComunediBusana convinta si tratti del mio comune che mi informa e invece mi trovo a leggere notizie false e scorrette non ottengo un gran servizio.

Twitter prevede l’esistenza di account verificati. Ad esempio, @TheBritishMonarchy è l’account ufficiale della famiglia reale inglese, facilmente riconoscibile per il logo degli account verificati di Twitter, mentre pullulano i finti account della regina, alcuni anche molto spassosi.

La soluzione? Forse lavorare per continuare a diffondere cultura digitale nelle pubbliche amministrazioni, spingere affinché gli account ufficiali ottengano la verifica (in Italia non sono molti gli account ad averla) e anche essere pronti alla richiesta da parte di Twitter di cambiare nome utente qualora il legittimo titolare ne faccia richiesta.

In tutto questo, non vedo ragioni per denunciare alla polizia postale @palazzochigi. Al limite lo si può segnalare a Twitter per violazione delle condizioni d’uso, se si ritiene ci sia violazione. Starà poi a Twitter verificare se violazione c’è e se l’account va quindi sospeso.

[su tutta questa faccenda Jumpinshark ha fatto uno Storify]

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6 Responses to “Se Palazzo Chigi sbarca su Twitter ma non è quel Palazzo Chigi”

  1. Roberto scrive:

    Bah, sinceramente credo che internet e le sue applicazioni siano solo un mezzo e che debbano stare al di fuori dei concetti di personalizzazione. Se io creo un servizio privato come per es. Twitter, non vedo quale diritto dovere io abbia di pubblicizzare o sostenere delle autorità pubbliche, anche perchè essendo gli amministratori della specifica applicazione (una qualsiasi delle migliaia esistenti) soggetti terzi rispetto all’autorità costituita, non ci sarebbe nessuna sicurezza che detto account non diventi di colpo veicolo di messaggi anomali o di qualche tipo di defacement. Il limitare i nomi degli account potrebbe portare all’utilizzo da parte di qualcuno del tuo nome @tigella per venderne l’oggetto e obbligarti a lasciarlo per una “ragione superiore”. Già è successo con i nomi di dominio, levati a chi non aveva diritti perchè non produceva nulla. Mi risulta che alla fine le aziende non abbiano fatto altro che inventarsene di nuovi e di veicolare il loro marchio su questi. Cosa che succederà naturalmente anche per i nomi twitter…

  2. Sottoscrivo quasi pienamente i tuoi pensieri. Esistono precedenti interessanti: es. tutte le provincie italiane hanno una url “geografica”. Impossibile registrare un dominio tipo “pippo.roma.it” perché è necessario un certo tipo di autorizzazione. Oppure nella mia città esiste una rievocazione storica, la Giostra del Saracino. Il nostro comune e gli enti preposti non hanno, in passato, ritenuto opportuno “catturarne” il domino. Risultato: una società privata lo ha fatto e poi, molto in la nel tempo, si è vista richiedere il nome a dominio in funzione di chissà quale diritto acquisito.

    Andrea Sarubbi ha fatto benissimo, soprattutto perché ha creato un precedente. La recente crisi mi pare abbia dimostrato come twitter sia divenuto importante anche in Italia. Più veloci le notizie, iterazioni con sconosciuti (il popolo, gli elettori, i soliti Italiani dell’anti-Politica) che hanno qualche piccolo battibecco da rivelare.

    Sarebbe anche l’ora che le istituzioni si dotassero dei cosiddetti strumenti Web 2.0 per la loro tutela, per la loro immagine, perché ormai è necessario.

    Si diceva oggi che l’IT è il 2% del pil. Ma quanti di voi (non IT) sanno che in Italia non esiste un contratto nazionale per gli operatori IT (tentativi si stanno facendo, ma è ancora alba…) e che molti sono assunti con i contratti tipo dei metalmeccanici? E le famose infrastrutture? … molto è da costruire.

    Ma creare i giusti account nei social network di maggior uso è tra le cose più semplici ed immediate.

  3. Roberto scrive:

    I post sono un’ora avanti… Io faccio parte di un’azienda con contratto metalmeccanico che non ha un operaio e si occupa solo di consulenze informatiche, vedo che è lo standard…

  4. Ciao, comprendo la tua preoccupazione, ma mi sento di rassicurarti: presto gli account, così come i principali tools dei social networks, saranno a pagamento esattamente come e’ avvenuto per i domini web ;) per cui potrai comprare l’account che più ti piace e il servizio che più ti torna utile.
    Facebook e twitter stanno ottimizzando la performance di cui tutti siamo tester per poi venderci i servizi che avremo profilato sui nostri stessi bisogni ;)
    Cheers Linda

  5. grazie ancora una volta a te e a @jumpinshark per la chiarezza e la precisione, utilissime a chi come me qui non ci ‘vive’ e aveva solo spizzichi a bocconi della faccenda. A questo punto resta solo la vera domanda per @asarubbi: ammeso non si fosse accorto prima dell’account, avrebbe fatto la stessa cosa con SilvioBerlusconi a @palazzochigi? Necessita ovviamente risposta onesta e sincera. A meno che, oltre a un governo senza opposizione, no si desideri anche una politica senza satira (che sia fatta bene o meno è altro discorso come sostiene correttamente @jumpin)

  6. Gli “Antichi” signori ci governano ignorando palesemente i giovani e i loro mezzi di comunicazione.
    Potrebbero evolversi in Saggi Maestri Consiglieri di Brillanti Giovani per uscire dalla Autoreferenzialità Sistemica/Psicologica, dimostrata anche dai teoremi di incompletezza di Gödel – http://it.wikipedia.org/wiki/Teoremi_di_incompletezza_di_G%C3%B6del.

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