la tigella un blog che non è un blog

Se ami le storie, amerai Cowbird

03.08.2012 · Posted in cose di internet

Dopo averlo osservato a distanza per qualche mese, aver richiesto e ricevuto un invito e aver curiosato negli ingranaggi per un mese mi sono finalmente decisa a usare Cowbird.

Cos’è Cowbird? Nel sito è definito così:

Cowbird is a small community of storytellers, focused on a deeper, longer-lasting, more personal kind of storytelling than you’re likely to find anywhere else on the Web.
Cowbird allows you to keep a beautiful audio-visual diary of your life, and to collaborate with others in documenting the overarching “sagas” that shape our world today. Sagas are themes and events that touch millions of lives and shape the human story.

Our short-term goal is to pioneer a new form of participatory journalism, grounded in the simple human stories behind major news events. Our long-term goal is to build a public library of human experience, so the knowledge and wisdom we accumulate as individuals may live on as part of the commons, available for this and future generations to look to for guidance.

Quindi, Cowbird è una comunità di storyteller, di contastorie e il suo scopo è sia creare una nuova forma di giornalismo partecipativo fondato sulle semplici e singole storie che stanno dietro a ogni grande evento che costruire un biblioteca di esperienze e conoscenze accumulate da ciascuno.

Attualmente si accede facendo richiesta motivata tramite il sito. Chi accede non ha a disposizione inviti da distribuire ai propri contatti, a differenza di quello che avviene nella maggior parte dei siti/servizi/social network in fase di lancio.

Il sito è esteticamente molto bello e ben fatto. Le immagini hanno, fin dal primo momento, un posto e un ruolo centrale: le storie sono raccontate con parole scritte, con immagini e con la possibilità di caricare file audio.

Le storie sono catalogate per data, per luogo e per tag e per ogni storia si possono inserire i “personaggi” che ne sono protagonisti, in modo da poter raccogliere facilmente tutte le storie che hanno gli stessi personaggi, e possono essere dedicate a qualcuno. Le storie, inoltre, possono essere visualizzate su una mappa o in forma di timeline.

Cowbird è nato per raccogliere le singole storie dei partecipanti al movimento Occupy. All’interno del sito, infatti, è possibile visitare la “saga” dedicata a Occupy, con quasi 500 storie, mentre sono oltre 600 quelle raccolte intorno a San Valentino nella saga dedicata ai primi amori.

Gli autori delle storie possono decidere di attribuire una licenza CC al proprio materiale oppure di mantenere i diritti riservati.

Chi è iscritto al sito può decidere di “seguire” altri contastorie per essere aggiornato sull’inserimento di nuove storie e può anche mostrare il proprio apprezzamento. Le storie, nella divisione per luogo, per data, per personaggio o in una saga, possono essere riordinate secondo diversi criteri e, ovviamente, anche scegliendo di visualizzare prima quelle più amate dalla comunità di storyteller.

C’è poi una funzione che mi ha da subito incantata: lo “sprout”. Una storia può funzionare da stimolo ad un altro narratore per raccontare qualcosa di proprio, come un germoglio origina da un seme.

Oggi una mia storia ha dato origine a un’altra storia, che a sua volta, è servita da spunto per una terza storia, che ne ha originata un’altra e poi un’altra… e poi ho perso il filo, ma so che da Perec siamo arrivati a parlare di tutt’altro coinvolgendo persone negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia e in Canada.

Perché mi piace Cowbird?

Banalmente: perché mi piacciono le storie, quelle grandi e quelle piccole, i dettagli, i frammenti di quotidiano che si incastrano nel mosaico della Storia. Per il decennale del G8 di Genova con un’amica ho messo in piedi un sito proprio per raccogliere le singole piccole storie e i singoli ricordi per costruire, mettendo tutto insieme, l’affresco di tre giornate che hanno segnato la storia del nostro Paese e di un’intera generazione.
Mi piace perché è bello da vedere, le immagini e l’effetto su di esse stimolano la fantasia, arricchiscono le storie e l’esperienza che se ne ha.
Mi piace perché permette di esplorare le storie seguendo più percorsi di lettura (che è quello che ci importava succedesse anche in Year in hashtag).
Mi piace perché permette, per associazioni di idee, di perdersi in un percorso inaspettato e imprevedibile di storie.
E poi mi piace perché richiede creatività, passione, partecipazione, azione. Non si tratta di ricondividere contenuti altrui, ma di produrne di propri e di mettersi in gioco.

Quest’ultimo punto è quello che mi fa credere, con una certa sicurezza, che Cowbird resterà molto a lungo un sito di nicchia: un conto è condividere contenuti altrui su una qualunque piattaforma, altra cosa è produrne di propri, anche senza velleità artistiche o autoriali. Del resto, le stesse modalità di accesso al sito fanno pensare che il team stesso (che definisce il progetto “una piccola community di storyteller“) preferisca lavorare sulla qualità dei contenuti, della loro presentazione, interconnessione e integrazione piuttosto che sulla quantità di utenti iscritti: tra il momento della richiesta e l’attivazione dell’account passano alcune settimane e la richiesta va motivata, non è sufficiente inviare un’email.

Tutto sommato, però, credo sia un bene se un progetto del genere non diventa, in breve tempo, di massa. Credo sia più importante lavorare su una piattaforma in grado di gestire efficacemente i racconti e le loro interconnessioni piuttosto che avere un sito che raccoglie moltissime storie, in gran parte di scarsa qualità, e in cui è difficile per ciascuno organizzare propri percorsi di lettura e di costruzione di senso. Non è snobismo: generalmente sono molto contenta se gli strumenti che uso sono popolari e adottati da molte persone perché aumentano i contributi, si arricchiscono i punti di vista, crescono gli stimoli. In alcuni casi, però, trovo saggio avanzare con prudenza per non sprecare grandi occasioni.

E questa di Cowbird, secondo me, è un’occasione gigantesca per chi ama le storie da leggere, da raccontare, ma anche da nonleggere (vedi slide 69), approfittando dell’esperienza visiva (e a volte sonora) offerta dalla piattaforma.

4 Responses to “Se ami le storie, amerai Cowbird”

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