la tigella un blog che non è un blog

Perché non è la fine e perché non voglio festeggiare

11.14.2011 · Posted in politicherie

Sono a disagio da giorni. Ho provato a esprimere questo mio disagio su twitter, ma il limite dei 140 caratteri non mi ha permesso di spiegare il perché non mi sono sentita coinvolta, nemmeno per un istante, nel clima di festa seguito alle dimissioni di Berlusconi.

Intanto, il 12 novembre 2011 non è nemmeno lontanamente simile al 25 aprile 1945, anche se in molti hanno parlato di “liberazione” facendo un paragone tra le due date. Il 25 aprile 1945 è venuto dopo il 25 luglio del 1943, dopo l’8 settembre 1943 e dopo un anno e mezzo di guerra partigiana, la Repubblica di Salò, le stragi nazifasciste, ultimi colpi di coda di un potere che sapeva di andare verso la propria fine.

Prima del 12 novembre non c’è stato nulla di tutto questo. Solo due settimane fa il 25,1% degli interpellati da Swg dichiarava la propria intenzione di votare PdL. Quando saranno resi noti i sondaggi realizzati in questi e nei prossimi giorni scopriremo che questa percentuale non sarà diminuita sensibilmente né, tanto meno, si sarà azzerata. Berlusconi è molto lontano dall’essere sconfitto definitivamente e più tempo gli sarà lasciato per organizzare la propria propaganda e più sarà probabile che non esca sconfitto nemmeno da una elezione. La propaganda, del resto, è già in moto da prima della formalizzazione delle dimissioni: il refrain del “passo indietro come gesto responsabile”, l’essere “vittima di una macchinazione dei mercati mondiali” sono cose che i suoi uomini ripetono in tv, radio e giornali da molti giorni. E per molti italiani sono già verità.

Ma immaginiamo che, invece, il 12 novembre sia stato un nuovo 25 aprile, che Berlusconi sia davvero definitivamente sconfitto, che per la sua immagine il solo aver dovuto accettare di dare dimissioni sia un colpo troppo grosso, troppo stridente con il personaggio del vincente sempre e comunque e che questo gli alieni le simpatie degli italiani che smetteranno di votarlo. Facciamo questo esercizio di immaginazione e pensiamo cosa significa la fretta di dichiarare politicamente morto Berlusconi e ballare di gioia sul suo cadavere ancora caldo, con la fretta di voltare pagina e tornare a costruire sulle macerie che ci ha lasciato. Non vi ricorda la fretta con cui, dopo il 25 aprile si è voltata pagina evitando di fare i conti con il ventennio fascista, di interrogarsi su quanto del fascismo era rimasto, materialmente e moralmente, nella società? E dopo più di 60 anni non vediamo chiaramente quali sono stati i guasti di questa fretta? Perché volerla ripetere oggi, fingendo di non vedere che il problema non è, non era, non è mai stato “Berlusconi” ma una cultura politica, economica, un’idea di società che ha in 30 anni (ben prima della “discesa in campo”) impregnato il nostro Paese segnandolo nel profondo? Non basta la fine personale di Berlusconi (sempre ammesso che siamo di fronte alla sua fine) per segnare la fine del berlusconismo e la cosa peggiore che possiamo fare è non affrontare questo nodo subito e lasciare che si aggrovigli sempre più e, come un cancro, consumi dall’interno quel che resta dell’Italia.

Tutto questo, per me, è già ragione sufficiente per non voler festeggiare né segnare sul calendario la data del 12 novembre, anche senza pensare a cosa significherà un governo Monti per i prossimi mesi e anni e anche senza pensare che il prezzo che abbiamo pagato per avere dimissioni in tempi rapidi è stata l’approvazione in due giorni di una legge di stabilità che, in tempi normali, ci farebbe rizzare i capelli in testa.

In ultimo, stiamo vivendo una evidente crisi della democrazia. Non è un problema solo italiano, ovviamente, ma guardando alla nostra situazione e immaginando i possibili scenari dei prossimi mesi e anni non riesco, in nessun modo, a essere ottimista.

Se, come pare, il governo Monti è destinato a durare fino alla fine della legislatura con il sostanziale appoggio di tutte le forze presenti in Parlamento esclusa la Lega (e credo parte del PdL), alle prossime elezioni ci aspetta una montata incontrollabile della Lega e di altri movimenti populisti, come il Movimento 5 Stelle, che nello scontento dei prossimi mesi trarranno linfa essenziale per crescere e solidificarsi. E non mi pare impossibile immaginare una saldatura tra Lega e M5S se, come ripeto da tempo, quest’ultimo presenta parecchi punti in comune con la Lega delle origini.

Nel frattempo a sinistra si fa il deserto. Al momento non riesco a immaginare un modo in cui la sinistra possa presentarsi come alternativa nel senso che non mi pare che esista alcuna elaborazione di un serio progetto di società, sistema economico e di rappresentanza che affronti e cerchi di risolvere le criticità che abbiamo di fronte agli occhi e che sono sul punto di scoppiare in tutto il mondo.

Come dice Slavoj Zizek in un’intervista a Federico Rampini, “Oggi forse la vera utopia – nel senso letterale di un’utopia che non ha luogo, irrealistica – è pensare che le cose possano andare avanti con degli aggiustamenti, senza un cambiamento profondo e radicale”. Quello che serve è un cambiamento profondo e radicale e prima la sinistra riesce a sintetizzare un progetto seriamente alternativo a ciò che esiste al momento e prima potremo intravedere una speranza.

8 Responses to “Perché non è la fine e perché non voglio festeggiare”

  1. Filippo scrive:

    Dopo aver visto il videodiscorso alla nazione, che è stato tutto tranne che un addio, penso che nei prossimi mesi la parola “Liberazione” se la rimangeranno in tanti.

  2. conraid scrive:

    Oggi forse la vera utopia è sperare ancora in questa sinistra. Non hanno nessuna intenzione di “sintetizare” alcun cambiamento, figurarsene uno profondo e radicale

  3. Mario Devoto scrive:

    Condivido il tuo pensiero. Personalmente basito dalle scelte di SEL (appoggio, ma con quali deputati), da qui ormai votata alla sicura estinzione. [uffa, poco spazio per parlare qui].

  4. Sarebbe bello che ragionare e trovare delle soluzioni sia la strada maestra per risolvere i problemi. La Storia delle Nazioni racconta invece che nei momenti di crisi si e’ andato avanti con le liste di proscrizione, e che la legge del piu’ forte e’ sempre una legge molto ben compresa dai Popoli. Quindi se leghisti o mafiosi decidono di spaccare tutto, la soluzione non puo’ che essere la repressione, e la divisione del bottino per chi ha partecipato alla difesa d’Italia. La stessa gente che protesta a vanvera, ma non vuole cambiare niente dei propri comodi, capira’ che e’ meglio stare buona e zitta. Cosi’ non si risolvono i problemi? E perche’? In quale parte del mondo si risolvono con le intelligenti discussioni? Cina? Russia? India? America? – La difesa e la rifondazione della Sovranita’ Democratica Italiana passera’ attraverso un atto di Sovranita’ non attraverso le discussioni dei sapienti.

  5. Essendo canadese io non mi sento italiano /ma per fortuna o purtroppo lo sono. Non trovo strano condividere la sua opinione e quella di Marc-o ugualmente informati e disinformati ma dettati da una comune fonte “coscienziosa”. La sua, ancora credente in concetti lineari di politica suddivisa in “destra” e “sinistra” con un “centro” quasi mai come obbiettivo da praticare ed é invece rilegato ad osservazioni filosofiche incapaci di diminuire gli estremismi “creati” per dividerci.
    Quella di Marc-o che ovvia il percorso dell’Umanesimo e vede tramite una visione imposta sulla moltitudine suddivisa (by design) da una minoranza ben aggregata che accresce non tanto in numero ma in forza.
    La DEMOCRAZIA soffre piú per le false, ingiuste equazioni che si formulano dentro la multitudine stessa che da quelle create e impiantate da quella minoranza di forza che eccelle in un nuovo Machiellavismo che ci ha, tra l’altro inventato, la cultura Pop sotto la quale siamo tutti soggiogati a vivere sotto un pretesto unitario che ci rende piú artificiali ed artefici delle nostre disfatte.

    “The struggle of people against power is the struggle of memory against forgetting” -Milan Kundera-

    TIGELLA, continuo a seguirla su twitter perché trovo il suo lavoro d’informazione chiave ad un risveglio dell’individuo asserragliatosi
    nelle varie masse. Grazie per il blog, ciao!!

  6. Enzo Bertoli scrive:

    Gentile Tigella,

    Condivido in parte il suo pensiero. E’ vero è risorto troppe volte questo mascalzone…ma non è eterno.
    I miei timori, se ho ben capito sono anche i suoi, sono, non tanto Berlusconi, ma la berlusconizzazione che ha fatto dell’Italia.
    Purtroppo, a volte penso che B abbia lobotomizzato gli Italiani…quando su twetter ho scritto:”.. vacanza da incubo con B”..era questo che intendevo…quella mania tutta fascista degli Italiani di avere uno che pensa per loro…così noi si può andare in vacanza…poi però quando si torna a casa, e le vacanze sono finite……ma dalla notte siamo già usciti una volta.. e come le dicevo, ci sono sempre Tigella, Alaska, LindaGerlini..e se permette: Cechov, Borges, Baudelaire,J. Coltarne e Woody Allen che ci ricordano poesia e pensiero…ci ricordano..come si diceva una volta: ” Non chiedete solo il pane, chiedete anche le Rose”..Vediamo noi di avere il pane, bello già sarebbe che ai nostri figli spettassero le Rose..

    Grazie per il suo pensiero, e per poterla leggere

    Enzo Bertoli

  7. Ci metteremo anni a dilavare il berlusconismo dal nostro modus vivendi et cogitandi, o forse meno, se il processo di cambio di paradigmi accelerasse. Ma solo dal basso può accelerarsi, dunque continuiamo con il paziente ed efficace lavoro che stiamo facendo sulla consapevolezza, continua a rimanere la via migliore alla crescita di questa società.

  8. ScintillaLuz scrive:

    Quale “sinistra” può trovare una strada nuova per opporsi ora? Quella corrotta con la mafia, avida di potere e denaro facile che in tutti questi anni non ha mai proposto un’alternativa almeno culturare e sociale al disastro che avanzava? Quella che in cambio dei voti dati per disperazione da un elettorato esausto prometteva cambiamenti che poi non intendeva mettere in atto? Se anche quest’ombra marcia di un’ipotetica sinistra dovesse riuscire a mettere in piedi qualcosa ADESSO, chi li voterebbe ORA? Se è vero quello che non osiamo ammettere, non siamo in buona compagnia. Il populismo è vivo adesso: se qualcuno si presentasse con critiche feroci e un’analisi seria, lo capiremmo? La rivoluzione dovrebbe avvenire nelle nostre teste: se anche succederà ho il terrore che non sarà mai sufficientemente rapida.

    p.s. oscillo tra pessimismo e speranza: ma per ricostruirci diversi da come siamo c’è bisogno di una volontà fuori dall’ordinario. Ce la faremo?

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