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Michele Serra e Twitter

03.16.2012 · Posted in cose di internet

Questo è quello che scrive oggi Michele Serra nella sua quotidiana Amaca su Repubblica. E ovviamente sta facendo discutere in giro per la Rete, a partire da Twitter.

Senza il paragrafo finale credo che non avrei nessun dubbio a sostenere le impressioni che Serra, che non conosce Twitter, ne ha avuto: chiunque abbia mai provato a seguire un programma tv italiano attraverso Twitter sa che non è semplicemente possibile. Da noi la social tv ha preso da tempo la piega del bar di paese in cui la visione condivisa non serve a creare momenti di dialogo, stimolo e apertura a partire dai temi di cui si discute in tv. Piuttosto, si commentano le cravatte, le acconciature, gli errori di pronuncia…
Per carità, nessun giudizio: lo strumento è neutro e il suo scopo viene deciso da chi lo usa, nel momento in cui lo usa. Certo, resta la sensazione un po’ amara che si stia sprecando un’occasione usando solo una parte del potenziale di Twitter.

C’è poi un altro aspetto su cui sono molto d’accordo con Michele Serra: la polarizzazione dei giudizi. Occorre sempre e per forza prendere parte, osservare prima di decidere sembra disdicevole. Ma anche osservare semplicemente, pur avendo magari già deciso. Con lo spiacevolissima conseguenza per cui «se non sei con me, sei contro di me». Raramente, sempre più raramente, su Twitter mi capita di assistere a confronti costruttivi, scambi di opinione in cui entrambe le parti sono a disposizione dell’altro per spiegarsi e per capire, per mettere in gioco un punto di vista. In parte questo dipende da limiti strutturali del mezzo: 140 caratteri sono pochi e il modo in cui i thread si concatenano (per quando molto migliorato nelle ultime versioni di Twitter) non facilitano il dialogo. In parte, però, ho l’impressione che molti abbiano scambiato la Rete per un palco da cui lanciare messaggi, non una piazza in cui incontrarsi, aperti e disponibili a tutto quello che può succedere quando ci si incontra.

Detto tutto questo, trovo che generalizzare considerazioni su uno strumento che non si conosce a partire da un’esperienza mediata (due volte mediata: attraverso l’amico che sceglieva cosa leggere tra una selezione di messaggi che sono già la sua scelta, essendo quelli delle persone che lui segue) e parziale (Twitter non è solo commenti di programmi tv) sia sbagliato.

7 Responses to “Michele Serra e Twitter”

  1. Per quanto si possa considerare una provocazione consapevole e ponderata, trovo eccessivo il giudizio finale, soprattutto considerando la scarsissima base di informazioni su cui è stato basato.
    Oltre alla parzialità ed alla medizione a cui fai giusto riferimento, c’è da aggiungere che una singola esperienza è generalmente troppo limitata per poter avere una visione realistica di un soggetto od evento. L’opera non mi piace od ho solo avuto la sfortuna di capitare in una rappresentazione scadente? La pizza non è mio gusto o mi sono trovato ad avere a che fare con un cuoco scadente?

    A parte questo, individuare in Twitter un mezzo di comunicazione che porta alla polarizzazione delle opinioni, è a mio avviso un estremo eccesso di ottimismo. Twitter può rendere più sensibile questo processo a causa della lapidarietà dei messaggi, obbligati a comprimersi in 140 caratteri, ma non è certo la causa dello stato mentale che è alla base del processo.

    Il web in generale, dando voce a chiunque abbia accesso ad una connessione, porta immancabilmente alla luce i pensieri e soprattutto i processi di pensiero di una larghissima percentuale della popolazione. Il primo effetto è sicuramente una migliore diffusione delle notizie, che ci affranca in parte dalla maliziosa selezione di argomenti che spesso viene fatta dai media ufficiali, ma che crea anche un sottobosco di voci e di protonotizie che spesso non sono altro che opinioni spacciate come dati di fatto. Con lo stesso principio, non si può dare spazio all’opinione dell’utente medio e poi stupirsi della mediocre qualità dei suoi giudizi, e della sua scadente capacità di affrontare un confronto senza arroccarsi in una posizione di preconfezionato estremismo.

    La banalità, il ragionare per preconcetti, l’incapacità di dialogo e di confronto, il profondo legame con gli stereotipi ed in generale ogni aspetto del pensiero miope sono caratteristiche estremamente diffuse ed utilizzate da sempre come sistema di controllo del pensiero e della popolazione. Basti pensare a quanto potere sia stato messo nelle mani di chi è riuscito a riunire le masse degli scontenti offrendogli come nemico comune un comodo capo espiatorio (il popolo della germania nazista avrebbe mai potutto credere che ogni male del mondo fosse causa degli ebrei, se già non fosse stato portato a ragionare per schemi e semplificazioni?).

    Twitter non è il male, ma una comoda (o forse scomoda) lente d’ingrandimento che permette di osservare alcuni aspetti, non certo confortanti, di quello che è il normale pensiero umano.

  2. Marco scrive:

    Onestamente a me Twitter non piace. Proprio per nulla.
    Direi che i micromessaggi che permette di condividere sono l’essenza di un certo tipo di comunicazione: il nulla che avanza.

    La sommarietà dei testi, la brevità di ogni messaggio, la velocità con la quale scorrono. Alla fine conta la quantità dei post, non il loro contenuto. Facendo un paragone con la comunicazione dati è come se contasse di più il rumore piuttosto che i dati utili.

    Si crede di comunicare, ma comunicare è qualcosa di diverso. Sono come i discorsi che si fanno in ascensore, tra una fermata e un altra. Parole senza contestualizzazione, dette con superficialità, dato che non si può approfondire scrivendo solo messaggi così brevi. Ed è per questo che non mi piace.

  3. [...] di alcune sue considerazioni relative all’effetto “polarizzazione” dei giudizi ha già detto Claudia – perché noi siamo comunque una nazione cresciuta televisivamente al Bar dello Sport commentando [...]

  4. Di solito Serra è stimolante, stavolta per niente!
    Al di là dell’ovvio (in 140 caratteri l’informazione è compressa), trovo tipico di alcuni intellettuali sparlare di cose di cui non sanno nulla.
    Come giudicare uno strumento usato da centinaia di milioni di persone senza neanche iscriversi?
    La solita idea che basta avere un contratto di giornalista per diventare un tuttologo e sbrodolare su qualunque argomento …

  5. [...] Michele Serra e Twitter 16 mar 2012 … Questo è quello che scrive oggi Michele Serra nella sua quotidiana Amaca [...]

  6. Ormai da circa un anno in Italia non si parla d’altro che di Twitter. Le lodi per questo social rapido ed efficace non si contano e l’account dell’uccellino è diventato sinonimo di modernità, di comunicazione, dell’essere “social-figo”.
    Era ora che qualcuno si permettesse di tirare giù dal piedistallo quello che è sicuramente un mezzo geniale ed efficace di comunicazione, ma che troppe volte è stato santificato e ricondotto ad una moda dalla quale non ci si può affrancare per non restare fuori dal mondo. Alla fine Twitter siamo noi, la nostra società di professori e di ignoranti, di onesti e di ladri, di cialtroni e di illuminati; in mezzo ci finisce tutto. La provocazione del “Twitter mi fai schifo” credo che per un uomo come Serra si traduca nell’indignazione del fatto che montagne analfabeti possano in continuazione pubblicare stronzate che qualcuno finirà per leggere, cosa che fino ad un po’ di tempo fa era consentita solo a chi, dopo lunghe gavette e selezioni, diventava un giornalista, il cui operato era sempre sottoposto al veto di un capo redattore o di un direttore. E se scrivevi stronzate te le tenevi per te!

  7. Sono molto d’accordo con Tales Teller.
    Ma il problema della banalità imperante va posto in tutt’altro modo, e non credo che la censura auspicata da Serra contribuirebbe in qualche modo a risolverlo.
    Penso inoltre che, se il signor Serra avesse a cuore la parola ragionata che lascia il segno, debba prima di tutto criticare sé stesso e il suo giornale. Perché non so voi, ma io tutte le volte che ho fatto delle critiche tirandomene fuori “per diritto divino” sono sempre stato in cattiva fede.
    Ho provato ad argomentare meglio qui: http://soqquadrissimo.wordpress.com/2012/07/15/commento-idiota-per-michele-serra/
    Purtroppo non è sul sito di Repubblica, quindi il signor Serra non troverà il tasto “Censura e inoltra alla digos”.

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