la tigella un blog che non è un blog

La versione di tigella

11.07.2011 · Posted in cose mie

(Se hai già letto il post e ti interessano gli aggiornamenti clicca qui)

Chi mi segue in rete, e su twitter in particolare, sa che nell’ultimo anno mi sono occupata di molte cose, dalla “rivoluzione” tunisina alla rivolta libica, alle elezioni amministrative e referendum, a #OccupyWallStreet, alle manifestazioni de 15 ottobre per il global change e molto altro. Ho fatto tante cose e, a giudicare dai riscontri, con un discreto risultato.

Poi però succede che un amico mi chieda di aiutarlo a scrivere un pezzo per un mensile importante. Inizialmente doveva essere una sorta di colloquio/intervista e poi è diventato un mio piccolo articolo, un pentalogo di “consigli” che darei a chi intende organizzare una campagna politica utilizzando la Rete. Ho scritto il mio articolino che è uscito nel numero di novembre di Wired con questa introduzione che non è stata scritta né da me né dall’amico con cui avevo avuto una lunga conversazione telefonica:

Io non ho inventato #Sucate e non mi sono mai nemmeno sognata di dirlo a nessuno perché, molto semplicemente, non è vero.

Ho visto nascere #Sucate, avevo suggerito io a @orghl, che voleva “dare fastidio” alla Moratti su twitter di renderle inutilizzabile l’hashtag #mirispondi, ma #Sucate è un’invenzione di @orghl e non ho nessuna intenzione di prendermene il merito.

Sono stata associata a #Sucate in una sola occasione, alla Blogfest a Riva del Garda quando un post di 140nn ha vinto il Macchianera Blog Awards per il miglior post dell’anno (ne ho parlato qui). In quell’occasione, ritirando il premio sul palco l’emozione e la sorpresa mi impedirono di citare e ringraziare tutte le persone coinvolte: accennai al progetto 140nn e alla diretta che facemmo la sera del 23 maggio, con collegamento dal quartiere di Sucate. Non ricordo molto altro, ero molto emozionata e non so bene cosa ho detto. Scesa dal palco sono corsa a rifugiarmi al mio posto e sono venuti a “ripescarmi” per farmi un’intervista che non ho ben capito dove sia andata a finire. In quell’occasione, con più tranquillità e lucidità, ho citato tutti, spiegando che #Sucate non era un prodotto né mio né di 140nn e che cos’era il post per il quale avevo ritirato il premio.

Sempre nel contesto della Blogfest, fui intervistata da Corriere.it presentata da un’amica che mi introdusse parlando del mio progetto #ioricordo Genova e di 140nn. A tu per tu con la giornalista chiarii che di 140nn ero solo un terzo, dato che si trattava di un progetto collettivo gestito da tre persone ma che solo io ero presente a Riva in quei giorni. Poi parlai a lungo delle cose che mi interessavano e riguardavano maggiormente: il progetto per il decennale di Genova e la mia esperienza di trending topic con l’hashtag #iohovotato, in occasione dei referendum di giugno. Il risultato dell’intervista è questo:

da cui si ricava l’impressione che 140nn sia un mio progetto e che io abbia due collaboratori (a me sottoposti?). Ovviamente questa non è la realtà e non è nemmeno ciò che ho detto alla giornalista.

Ho sufficiente esperienza per sapere che è pressoché impossibile far scrivere a un giornalista esattamente ciò che gli si dice: ai tempi della Sinistra Giovanile abbiamo messo in allarme la Questura di Reggio Emilia per un’interpretazione a dir poco libera di un nostro comunicato, quando organizzavo Duemila Resistenza risultò che avremmo avuto a suonare un gruppo che nemmeno avevamo contattato, perché nel comunicato c’era scritto che il cantante era un ex di quel gruppo, su #iohovotato ho letto una quantità di fesserie senza fine e potrei continuare a lungo. Quando ho letto l’articolo, quindi, ho ingenuamente pensato che fosse l’ennesimo caso di incomprensione della giornalista e non ho pensato né a chiedere una rettifica né a offrire chiarimenti (che peraltro non mi sono mai stati chiesti) ai miei “soci” di 140nn. Ho decisamente sbagliato, anche se non era mia intenzione approfittare della situazione e della reputazione di 140nn, anche considerando che a inizio ottobre avevo già chiarito con i miei soci la mia intenzione di abbandonare il progetto.

A distanza di un mese i due episodi si sono scontrati e sono esplosi creando un brutto clima alimentato da persone che mettono in dubbio la mia buona fede. La mia versione dei fatti è questa che avete letto: in nessuno dei due casi ho interesse a prendermi meriti. Senza contare che, in nessuno dei due casi, avrebbe senso che cercassi di appropriarmene dato che basterebbero semplici ricerche in Google per scoprire che non ho inventato io #Sucate e che di @140nn sono stata membro dello staff esattamente al pari con Luca Alagna e Maximiliano Bianchi.

AGGIORNAMENTO alle 18.10 del 7 novembre Corriere.it ha rettificato il pezzo di articolo che riguarda 140nn attribuendo a tutti e tre la paternità del progetto.

AGGIORNAMENTO/2 alle 18.15 del 7 novembre è stata pubblicata la rettifica di Wired sulla paternità di #Sucate che mi è stata attribuita mettendomi in bocca una frase mai detta.

6 Responses to “La versione di tigella”

  1. poche parole semplici: mi fido di te e, come me, migliaia d’altri.

    chi segue giorno per giorno i tuoi tweet ha l’occasione di incontrarti,
    conoscere la tua passione e sincerità.

    tutto qui. gli hastag e i progetti sono strumenti, per raggiungere un fine.
    l’obiettivo è l’importante.

    i nomi passano, i risultati delle azioni restano.
    coraggio, andiamo avanti.

  2. Giovanni scrive:

    Anch’io credo a Claudia, da quel poco che ho visto su FriendFeed e Twitter mi sembra una persona onesta. Però sono anche sorpreso da questo mondo dei blogger che poco conoscevo, sono stato ad un paio di barcamp dove molti parevano prendersi molto sul serio per piccole cose, e anche questo “incidente” con tanto “buzz” di contorno mi sembra incredibilmente amplificato da un clima che non ricordavo dai tempi della scuola media. Non mi è ancora chiaro se uno possa campare da blogger o se si tratti solo d’orgoglio e/o di passione ma in ogni caso non credo che vorrò mai diventare un blogger. Auguri comunque a Claudia, non credo sia così importante inventare #sucate, il mondo è cambiato per meno di una virgola da quell’hashtag in poi.

  3. In realtà non avrei avuto bisogno nemmeno della smentita ufficiale, e adesso che la leggo sono ancora più convinta che in questi giorni ci sia stato molto rumore per nulla. Tantopiù che il cappello dell’articolo di Wired non attribuisce a nessuna Tigella la maternità dell’hashtag #sucate, ma lo cita semplicemente come esempio di ciò che può accadere conoscendo il potenziale di un social network come Twitter.
    Per il resto, io ho un blog, ma non mi sento una blogger, e se un giorno capirò mai che cosa significa essere una blogger dubito che comincerei ad accapigliarmi con chicchessia per cose che dovrebbero avere lo spazio di un tweet per tre giorni interi.

  4. Francesco scrive:

    Sottoscrivo: molto rumore per nulla, o perlomeno per poco.
    Chi ti segue sa bene che non hai l’abitudine di appropriarti di nulla che non sia effettivamente farina del tuo sacco. O crescentine della tua tigelliera, se vogliamo restare in tema.

    Volendo proprio andare a sindacare, quello di Wired è l’episodio più fastidioso per la frase “Sono io quella che…”. Ecco, questa cosa a me avrebbe dato ai nervi. Ma poi avrei pensato “E’ Wired Italia, mica un giornale vero” e avrei fatto spallucce.
    Il caso del Corriere invece è il classico giornalista che ascolta a metà mentre parli. Anche di quelli è pieno il mondo reale e virtuale.

  5. Seguo Claudia da poco, trovata per caso tra i mille twitter la notte che catturarono e uccisero Bin Laden, trovo che sia una donna di rara intelligenza ed onestà intellettuale. Sono veramente orgoglioso di averla conosciuta personalmente davanti ad un bella cesta di tigelle, tra l’altro ;)

  6. Vedi che non ci voleva poi tanto?
    ciao :)

Leave a Reply