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La strana idea di sicurezza delle donne che hanno al Comune di Roma

07.27.2011 · Posted in politicherie

Il vademecum è stato stampato già da qualche tempo ma è oggi che sul web è diventato argomento di conversazione. Una ventina di pagine, più di metà delle quali contengono ringraziamenti, saluti, dichiarazioni di intenti. E le restanti riportano una trafila di consigli alle donne, “per la tua sicurezza” promette il titolo, “Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci”.

Un lusso? Proprio così, un lusso. La sicurezza non è un diritto ma un lusso. E per avere questo lusso le donne possono fare una cosa sola: imparare a difendersi da sole dai maschi che sono bestie, sono fatti così e non ci si può fare niente. Non scomodare le istituzioni. Non pretendere che l’obiettivo sia combattere la cultura machista che trasforma il corpo delle donne in oggetti da possedere, usare e gettare. Impara a difenderti da sola seguendo alcuni imbarazzanti consigli a cui manca solo “Non accettare le caramelle dagli sconosciuti” per essere completo e lasciando intendere che se sei vestita un po’ appariscente o hai una gonna un po’ troppo corta poi non puoi lamentarti se ti succede qualcosa: te la sei andata a cercare.

Questa sera in piazza Trilussa le donne manifesteranno per rivendicare una reale attenzione e rispetto delle differenze, contro i banali suggerimenti e le vuote politiche securitarie imposte dall’amministrazione capitolina.

«Con questo opuscolo il Campidoglio ha scelto di galleggiare in superficie piuttosto che intervenire in profondità, rinunciando di fatto al suo ruolo istituzionale di tutela dei cittadini. Al contrario, un’amministrazione sensibile e responsabile – si legge in una nota di Paolo Masini, consigliere comunale del Pd – penserebbe a finanziare vere campagne di sensibilizzazione ed educazione, corsi nelle scuole contro le discriminazioni di genere e l’omofobia, lavoro sul territorio con il coinvolgimento delle associazioni e potenziamento dei centri anti-violenza. Se si vuole davvero sostenere le donne e affermare la presenza delle istituzioni – conclude Masini –, sarebbe il caso di mettere da parte la propaganda della paura, prestare più ascolto alle dirette interessate e valutare come investire al meglio le risorse pubbliche. E proprio a questo proposito chiederò una convocazione urgente della Commissione Trasparenza, affinché si faccia luce sui costi di questa inutile operazione».

Sì, perché non bastassero i contenuti dell’opuscolo, a rendere discutibile l’operazione ci sono almeno altri due aspetti. Il primo è quello economico. Apparentemente, il Comune di Roma si sarebbe limitato a concedere il proprio patrocinio a lavoro ultimato. Lavoro durato oltre un anno, secondo Omniares, l’agenzia di comunicazione che si è occupata dell’ideazione e della realizzazione del progetto. Quindi chi ha pagato? E quanto?

Altro aspetto poco chiaro, il vademecum era stato inizialmente diffuso online in formato pdf e poi ritirato “su precisa richiesta della sua autrice Anna DiLallo, presidente di Omniares, per ragioni di diritti d’autore. Lo staff dell’associazione lo aveva reso scaricabile per errore“. Curioso che un’opera realizzata con il patrocinio di un’amministrazione pubblica e allo scopo di aiutare le donne a sentirsi più sicure in città sia diffusa in sole 10.000 copie nelle stazioni della metropolitana di Roma e non venga diffuso online “per ragioni di copyright”.

Speriamo di avere, a breve, risposte a queste ultime domande. Che sperare in un cambiamento di approccio alle politiche di sicurezza e di genere ci pare davvero troppo.

(ne parla anche Jumpinshark, con un’analisi dei contenuti dell’opuscolo)

One Response to “La strana idea di sicurezza delle donne che hanno al Comune di Roma”

  1. Non ho parole…

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