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#ioricordo Genova: le parole del ricordo

02.14.2012 · Posted in progetti

Prosegue la serie di post dedicata all’analisi testuale dei ricordi raccolti nel sito di #ioricordo Genova.

Oggi vi propongo un’analisi di Francesca della Ratta sulle parole del ricordo.

Ho fatto tante analisi testuali, ma le parole utilizzate in questi post sono proprio particolari… mi stringono lo stomaco man mano che le seleziono, fanno quasi male.

Le più frequenti ci riportano subito al cuore della sostanza, ai luoghi persone e cose di quei giorni di luglio: Genova, insieme alla gente, le persone, gli amici e i compagni.

Carlo compare 99 volte: 15 parole ogni 10mila.

E poi la paura e la rabbia, due sentimenti che ben rappresentano quei giorni. E ancora i lacrimogeni, la polizia e i black bloc.

E il mondo pure, quell’altro che ci sembrava possibile, e questo che volevamo cambiare.

Parole (piene) più frequenti estratte dal Vocabolario (escluse preposizioni, congiunzioni e verbi, con numero di occorrenze in valore assoluto e relativo *10.000)

L’analisi poi ci consente di andare avanti, andando oltre quello che forse è ovvio aspettarsi.

Tra le liste di parole selezionate dai 161 post pubblichiamo per prima prima quelle dei “segmenti ripetuti” (le combinazioni di parole ripetute più volte nel testo).

Sono tantissimi quelli significativi: ne abbiamo selezionati oltre 300, classificandoli in alcune categorie tematiche (ecco la tabella). Carlo Giuliani innanzitutto. Ucciso o ammazzato. Un ragazzo di vent’anni, che poteva essere chiunque, o come dicono alcuni, potevi essere tu.

Poi i luoghi, le date, i soggetti. Quel 20 luglio a Genova, la Zona Rossa, lo stadio Carlini, piazza Alimonda e la scuola Diaz. La diretta di Radio Popolare e Radio Gap, il Genova social Forum e il Media Center, ma anche le città, in cui sono tornati o da cui non sono mai partiti i nostri testimoni: Milano, Napoli, Bologna, Firenze o Praga. Ci sono poi quelli che a Genova non ci sono andati (ero in vacanza, ero a un matrimonio, ero a casa, guardavo le manifestazioni alla tv) ma avrebbero voluto esserci.  Molti i riferimenti alle età o alle fasi della vita, i vent’anni di Carlo Giuliani ma anche l’età di chi aveva allora chi racconta oggi (avevo 18 anni, avevo 25 anni), o i momenti della vita legati al ricordo di Genova (l’anno della maturità, innanzitutto, ma anche ero troppo piccola).

Decisamente densi e carichi emotivamente i segmenti classificati come rabbia e paura. La voglia di scappare, di piangere, il timore di morire (adesso muoio o mi ammazzano). Ma anche il sentirsi in gabbia, il rumore assordante degli elicotteri, il fumo acre dei lacrimogeni, gli occhi gonfi, in quei tre giorni di inferno. La situazione troppo pericolosa (ho perso i miei compagni, non sapevamo dove andare), tanto che aveva ragione mia mamma o non ci dovevo venire. Il caldo insopportabile e soprattutto la guerriglia urbana, l’impotenza, l’assenza di vie di fuga, le persone ferite e le teste aperte. E ancora i i ricordi di chi ascoltava a distanza: vi hanno oscurati, ascoltavamo alla radio, telefonate telefonate, il pensiero agli amici che erano lì. Tutte insieme queste parole compongono un quadro vivo e teso che ci riporta al sapore di quei giorni, e soprattutto al senso di impotenza diffuso sia tra chi c’era sia tra chi era rimasto a casa.

E ancora ci sono le parole d’ordine, i racconti dei cortei, i contenuti della protesta, nonostante tutto, nonostante quanto di incredibile sia successo dopo, la morte di Carlo, le cariche della polizia, l’incursione alla Diaz e la caserma di Bolzaneto.

C’è stata anche una Genova festosa, che ricorda il concerto di Manu Chao, il corteo dei migranti, la speranza di un mondo diverso, le migliaia di persone venute a manifestare pacificamente, la voglia di partecipare, di discutere di modelli di sviluppo alternativi, la società civile, la coscienza collettiva, gli attivisti della rete di Lilliput con le mani bianche. Ma anche il servizio d’ordine, la sosta interminabile, le bottiglie di plastica, la necessità di fare cordone, i manifestanti a viso coperto e quelli a braccia alzate.

E poi c’è la polizia, schierata, in assetto antisommossa, tra cariche e lacrimogeni e fucili puntati. La polizia carica, picchiano anche le donne, ti spara sulla faccia, anche se qualcuno racconta di anche un finanziere in lacrime. Per chi ci è stato è davvero difficile dimenticare quella città irreale, assediata da un numero impressionante di poliziotti, carabinieri e finanzieri.

E ancora i protagonisti di quei giorni, dalle persone più vicine (mio padre, mia madre, mio amico, miei compagni) a quelle incontrate a Genova (una ragazza, tanta gente comune, ragazzo toscano, gruppo di ragazzi, uomo in canottiera, vecchi e bambini).

E poi infine il senso di questo tentativo di memoria collettiva: i dieci anni che sono trascorsi e l’importanza di non dimenticare e forse anche l’impossibilità di farlo.

5 Responses to “#ioricordo Genova: le parole del ricordo”

  1. [...] sul blog di tigella l’analisi del testo dei post inseriti in occasione del decennale di genova [...]

  2. @tigella sei grande, lotti per noi! Che ne pèensi di questa schifezza della Regione? bit.ly/werE8e Denunciala a quelli di adbusters! Perché tutti sappiano lo schifo clientelare della Regione Emilia Romagna! Tu che sei per la trasperenza cantiegliele! Sei una grande!

  3. foxinaf scrive:

    Immagino che questo spazio sia frequentato da Genovesi per cui mi permetto di usarlo per pubblicizzare la presentazione di un bellissimo romanzo di una autore, intelligente, ironico, gentile e affascinante come le sue storie.

    Enrico Pandiani, mercoledì 11 Aprile, ore 18.00 alla Feltrinelli libri e musica di Genova, presenterà le sue “Pessime scuse per un massacro” Rizzoli 2012.
    Se potete non perdetelo, saranno due ore itelligenti e ironiche, sono certa.

    Vi allego la locandina e una breve recensione del libro.

    [IMG]http://i41.tinypic.com/mcby4g.jpg[/IMG]

    Spero di non aver abusato dello spazio e se così fosse me ne scuso.

    Dunque mi sono fiondata il 25 Gennaio, il giorno dopo l’annuciata uscita: NISBA, NIET; NADA … del libro neppure l’ombra causa sciopero autotrasportatori, così ho fatto il passo dell’e-book non potevo più aspettare.
    Mi sa che me lo compro anche in carta, perchè mi manca l’odore delle pagine e il loro frusciare fra i polpastrelli.
    E’ come se attraverso lo schermo mi sfuggisse qualcosa dell’anima del libro, del racconto, o forse ero solo troppo stanca, visto che l’ho letto di notte. Ad ogni buon conto, Mordenti è sempre Mordenti e il modo di maneggiare il linguaggio di Pandiani mi affascina e mi coinvolge. Devo ammettere che mi è mancata un pochino l’azione dei precedenti romanzi e mi sono mancati gli altri Italiens. Ho sentito il caldo dell’estate sulla pelle, il pudore di una nazione che si scopre a tratti peggiore di quel che si ricorda o vorrebbe essere, l’ambizione, il potere che cerca di piegare la verità alla menzogna e la caparbietà di chi vuole comunque fare il proprio lavoro. La lentezza ci sta tutta, adatta alla campagna, alla stagione, agli indizi che emergono da un passato remoto. E’ un bel romanzo e un ottimo noir. L’inutilità della vendetta, le sue pessime scuse a giustificarla, senza andare a scomodare la Arent, mi hanno fatto tornare in mente la banalità del male ed è un pensiero questo che va conservato, difeso, raccontato ai propri figli. Basterebbe questo, da solo, a fare del lavoro, un buon lavoro. Mordenti è sempre Mordenti, lo è però in modo diverso. E’ cambiato il nostro Jean Pierre, meno spaccone. Rimane diretto, ma di una schiettezza, come posso dire, candida, consapevolmente disarmata davanti all’ emozione che sente nascere per il bel capitano. Ha un modo dolce di manifestare, senza pudori, i suoi sentimenti e desideri. Dolce di Mordenti, non l’avrei mai detto prima, è pudico nel rispettare il dolore di lei, i suoi tempi e la sua dolente decisione di solitudine. Jean Pierre non è, a mio avviso, un uomo innamorato, è affascinato e ammaliato dalla bella Mai Linh ed è delicato nell’avvicinarsi a lei. Avevo concluso la recensione a “Troppo piombo”, con queste parole: “Mi piace moltissimo come scrive Pandiani, amo la sua durezza, l’ironia, la capacità di essere crudo e violento senza essere volgare. Lo adoro e gli perdono certi clichè che ripete immancabili in ogni storia. Anzi amo pure quelli, come si amano i tic di un amico. Appena chiuso il libro sull’ultima pagina sono già qui ad aspettare la prossima avventura de Les Italiens.” I clichè questa volta non ci sono, e questo non fa che confermare la sua bravura e il suo talento, una cosa invece è rimasta: io sono di nuovo, sempre, qui ad aspettare la prossima avventura de Les Italiens. Due righe le merita senza dubbio Delphine Rousse, forse il personaggio più bello, articolato e sorprendete del romanzo. Il rapporto fra lei e il nostro Mordenti è quello che mi è piaciuto di più e ho condiviso la piccola vendetta che si concede alla fine, non aggiungo altro per non togliervi il gusto di scoprire leggendo. Mi affascinano le debolezze di Mordenti e la sua lealtà a chi è leale, prima ancora che agli altri, a se stesso e alla vita. Vabbè si capisce che anche “Pessime scuse per un massacro” mi è piaciuto?
    Leggetelo e leggete gli altri, non ve ne pentirete.
    Una donna affetta da pandianite acuta.

  4. foxinaf scrive:

  5. [...] tigella la terza puntata dell’analisi  sulla memoria dei fatti di genova. (qui la prima e qui la [...]

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