la tigella un blog che non è un blog

Impressioni da una giornata di metà novembre

11.16.2011 · Posted in storie

La mattina del 15 novembre mi sono svegliata leggendo il tactical briefing di Adbusters che faceva due proposte al movimento #OccupyWallStreet in vista dell’arrivo dell’inverno (e rivolgendosi provocatoriamente agli “aspiranti martiri nella neve”):

STRATEGIA #1:Raccogliamo le nostre forze stringiamo i denti e teniamo duro durante l’inverno … eroicamente dormiamo in mezzo alla neve … impressioniamo il mondo con la nostra determinazione e coraggio … e quando i poliziotti verranno, formiamo una linea e resistiamo con non-violenza con tutto ciò che abbiamo .

STRATEGIA #2: Dichiariamo “vittoria” e lanciamo una festa … un festival … un potlatch … un giubileo … un grande gesto per festeggiare, commemorare, gioire fino a che punto siamo arrivati​​, i compagni che abbiamo incontrato, i giorni gloriosi a venire. Immaginate, un Sabato ancora da annunciare, forse per i tre mesi del nostro movimento il 17 dicembre, in ogni #OCCUPY nel mondo, reclamare le strade per un weekend di baldoria ilarità trionfante e gioiosa.

Poi vado su twitter e scopro che da circa un’ora la polizia sta sgomberando Zuccotti Park a New York, sede per quasi due mesi di OccupyWallStreet.

La prima immagine che mi colpisce non ha una foto o un video a raccontarla, ma la ritrovo nelle parole del New York Times che descrive l’arrivo della polizia intorno all’una di notte, quando al campo sono rimaste solo circa duecento persone, molte delle quali stanno dormendo.

Through multiple bullhorns, the police issued an ultimatum: Get out of Zuccotti or get arrested. Some protesters grabbed valuables and slipped away. But others resisted. They stood in a tight ring in the center of the park and locked elbows. Some used bicycle locks and chained themselves together.

La polizia avvisa che il campo sarà sgomberato, invita ad allontanarsi e annuncia che chi resterà sarà arrestato. Alcuni decidono di andarsene, altri resistono, mettendosi in cerchio al centro del parco, stretti tra loro e alcuni legandosi gli uni agli altri con lucchetti da bicicletta.

Ogni cosa dei manifestanti viene rimossa e caricata su dei camion del comune: le tende, la cucina, tutte le attrezzature del media center, i libri della biblioteca.

E’ in particolare l’immagine dell’intera biblioteca, centinaia di volumi portati dai partecipanti al campo e donati nel corso delle settimane gettati nella spazzatura che evoca brutti fantasmi.

Per fortuna in serata si saprà che i libri, così come tutti gli altri beni rimossi da Zuccotti Park si trovano in un deposito del comune, disponibili al ritiro ogni mercoledì.

Una volta che il campo è sgomberato i manifestanti si trovano in strada e devono decidere cosa fare, dove andare. E qui c’è la terza immagine che mi ha colpito di questa intensa giornata: i manifestanti si fermano sul marciapiede, fanno un “mic check”, e decidono per consenso il da farsi.

Qui il video:

Posso solo immaginare cosa provassero persone svegliate nel cuore della notte da centinaia di poliziotti che, in poco tempo, hanno distrutto tutto quello che li circondava e che li ha circondati per quasi due mesi di vita e impegno. E nonostante i sentimenti che sicuramente li attraversavano (paura, sgomento, frustrazione…) si sono fermati e hanno preso una decisione collettivamente, senza lasciarsi prendere dalla facilità di individuare uno, due, dieci leader carismatici e influenti che decidessero per tutti. E’ una scena che mi ha colpita tantissimo e che difficilmente dimenticherò. Probabilmente è il momento più significativo di questa giornata, quello in cui si vede che questi due mesi di occupazione a Zuccotti Park sono serviti a costruire una piccola comunità che ha meccanismi di funzionamento suoi propri non dettati da semplice ideologia ma da una vera e propria convinzione che le relazioni tra persone possono e devono funzionare anche in modo altro rispetto a quello a cui siamo abituati. Le relazioni tra persone e anche quelle tra gruppi di persone, enti, aziende…

L’ultima immagine è la compostezza con cui un migliaio di persone ha atteso il verdetto del giudice sulla possibilità di tornare a occupare Zuccotti Park e poi è rientrata nel parco per quella che, a detta dell’account ufficiale di #OccupyWallStreet, è stata l’assemblea generale più partecipata di sempre.

[Post aperto per aggiornamenti, perché mi tornano in mente di continuo immagini e parole di una giornata che, secondo me, ha segnato un passo in avanti per il movimento #Occupy]

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