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Il ministro che risponde su Twitter

11.30.2011 · Posted in cose di internet

Per me la questione è aperta e la pongo a voi. E’ un bene o un male che un ministro sia presente su Twitter e che risponda ai tweet che gli vengono rivolti? Proviamo a discuterne, con più spazio che nei 140 caratteri di twitter? Io non ho risposte, ho tante domande, tante curiosità e sono disponibile ad ascoltare ogni punto di vista.

In questo Storify le risposte alla mia domanda ricevute via Twitter.

16 Responses to “Il ministro che risponde su Twitter”

  1. Ciao Claudia, piacere di ritrovarti qui! :) e complimenti per il lavoro che fai. impressionante.

    Francamente fatico a trovare il lato negativo sul fatto che un ministro risponda su Twitter. Provando ad allontanarmi dal contesto, forse (e dico forse) sembra essere un limite più di strumento che di… direi opportunità. Per oggi i tool sono questi, quindi ben venga il dialogo così. Forse solo usandoli, anche in questo modo così importante, capiremo quali altri nuovi mezzi siano più adatti per questo genere di conversazioni.

    un abbraccio
    ilaria

  2. angelartl scrive:

    Buonasera Claudia, complimenti davvero per il lavoro che stai svolgendo, è veramente un’esperienza arricchente seguirti.
    Quanto al tema proposto, a me pare che se sarà un bene o un male dipenderà essenzialmente dalle risposte che il Ministro riterrà di dare ai tweet che gli vengono rivolti. E a quali domande riterrà di rispondere …
    Il mezzo di comunicazione in sé ha potenzialità enormi (e tu lo sai).
    Ma il contenuto resta imprescindibile (e tu sai anche questo).
    Un saluto

    angela

  3. Io penso che Il ministro abbia capito che se questo governo vuole sopravvivere (al di là dell’entusiasmo iniziale, gli italiani si stanno rendendo conto che non c’è nulla di “liberatorio” in un governo che ha il compito di rassicurare banche, finanza e mercati) deve imparare a comunicare e mantenere alta la sua popolarità. Soprattutto in vista di quello che ci aspetta a partire dal nuovo anno.
    Mantenere un grado di popolarità che gli permetta di governare, applicando le cosiddette riforme lacrime e sangue, e che sia in grado di tracciare una profonda linea di demarcazione con i messaggi rozzi, autoritari, demagogici di Mr B.
    Lo ha fatto Monti comunicando la sua personalità sobria e il suo sarcasmo tutto inglese, per segnare un passaggio con il suo predecessore (uno smodato e aggressivo nel comunicare, l’altro sobrio e integro) che gli italiani aspettavano con ansia.
    Lo sta facendo Profumo che nel suo tour da neoministro va in giro dicendo che i primi da ascoltare per la riforma dell’università sono i ricercatori precari mentre è noto che è intellettualmente vicino all’idea di corporate university che proponeva Mariastella (durante il movimento dell’Onda, Profumo è stato a più riprese contestato per la sua nota vicinanza a grandi gruppi industriali che pagano la ricerca al Politecnico di Torino).
    Insomma, seppur cercando di invertire la rotta rispetto alle modalità di comunicare la politica del governo berlusconi, il nuovo governo sta mettendo in campo buoni strumenti e buoni addetti stampa. tra questi, c’è anche quello del ministro Giulio Terzi.

  4. Secondo me è importantissimo. Ed è anche una piccola rivoluzione per la politica italiana, che di risposte ne ha sempre date poche anche sui media tradizionali. Bella discussione, a presto.

  5. Credo che finora la maggior parte dei politici abbia usato twitter solo durante le campagne elettorali. Finite quelle, tanti account creati ad hoc vengono abbandonati a se stessi, diventando al massimo una sorta di mirror per i contenuti scritti su altri spazi o freddi elenchi di dichiarazioni e comunicati stampa.
    La risposta da parte di Terzi (o del suo staff) segna una differenza almeno in questo: qualcuno ascolta e risponde senza che ci sia di mezzo la possibilità di votarlo.

    Poi che il governo Monti dei voti non ne abbia nemmeno bisogno perché non nato da elezioni, che ci stia preparando un menu di tagli che ci toglieranno il fiato, che non sarà il paladino della giustizia sociale e della redistribuzione della ricchezza, sono altre questioni.

    Per ora, usando il lessico discreto della diplomazia, sono stati gentili. Sarà molto interessante sapere se e come risponderanno in rete a manovra approvata.

  6. Vittorio scrive:

    Mi unisco ai complimenti e ai grazie che hai ricevuto per l’attività che svogli, Claudia.
    Ho letto tutte le risposte che il ministro Terzi ha dato su Twitter, come ho letto le domande. Tutte le risposte che il ministro dà sono piuttosto vaghe, indefinite, di circostanza, come tu hai scritto; sicuramente perché svolge un ruolo che necessita di riservatezza e segretezza, visto che ci sono in ballo delicate questioni internazionali. Mente per altri ministri, questo problema potrebbe non sussistere, visto che si occupano di questioni più interne alla vita del Paese e, soprattutto della vita di noi cittadini, a cui sono obbligati di rendere conto. Quando ho letto le risposte del ministro, però, ho pensato che, se risponde, ovviamente legge, quindi è importante e prezioso il contatto tra un ministro e i cittadini, rappresenta uno stimolo, una via di contatto diretto, appunto. Un’altra riflessione: il ministro Terzi non è stato eletto dagli italiani. Molti politici, che sono invece stati eletti da noi, usano Twitter in modo totalmente autoreferenziale, non ci degnano di risposte, eppure li abbiamo ‘assunti’ noi, siamo noi i loro ‘datori di lavoro’. Usano i social come vie di propaganda politica e non come vie di contatto.

  7. mazzetta scrive:

    Che va bene c’è che ha risposto solo al minimo, che va male è che certe domande gliele dovrebbero porre giornalisti e politici in altri contesti. Resta, secondo me, un esercizio pericolosissimo per un ministro degli Esteri.

  8. Sì è bene che un ministro (e ogni politico) accetti di rispondere alle domande dei cittadini senza la mediazione dei giornalisti.
    Se accetta di rispondere dovrà trovare lui dei contesti in cui questo possa avvenire.
    Se sceglie tv, giornali o radio vorrà dire che preferisce un rapporto più mediato (dai giornalisti, spesso codardi). Se sceglie g+, facebook o twitter accetterà un rapporto un po’ più diretto. O almeno noi avremo l’illusione di un rapporto più diretto.
    E sarà giudicato allo stesso modo dalle risposte che darà e dal contesto in cui si porrà per darle.

  9. Alessandro scrive:

    Salve!
    Da un punto di vista di contenuti le risposte del ministro, come già altri hanno notato, sono perfettamente inutili xD. Da un punto di vista simbolico invece, queste risposte valgono tantissimo per gli italiani.
    Sinora i politici sono sempre stati sentiti molto distanti dalla gente. Asserragliati in parlamento, l’unico mezzo che poteva raggiungerli erano i giornalisti, che però quasi romanzano ogni notizia. La prendono, la rimpastano (già i politici fanno trapelare solo ciò che gli conviene) e la propongono e ripropongono a loro piacimento. Il che è anche un bene, sviluppa il senso critico, ma dopo un po’ la mancanza di oggettività stufa. Allora gli italiani hanno deciso di fare a modo loro e grazie agli attuali mezzi informatici hanno potuto “comunicare” direttamente col ministero. Le domande stesse sono pleonastiche. Figuratevi se il Ministero degli Esteri, con tutto il personale competente che stipendia, può dimenticarsi di svolgere il proprio dovere. Ma quelle inutili risposte sono la prova “materiale” che il ministro li ascolta.
    Chiudendo, i tweet in questione sono utilissimi, perchè reinfondono la fiducia che ora serve, sia a noi quanto ai mercati internazionali; attenzione però a non dimenticarne la vera natura.

  10. andry0390 scrive:

    E’ un grande passo avanti però non aspettiamoci grandi risposte, è pur sempre lo staff ad utilizzare i SN.

  11. luca_biasi scrive:

    Mi piace molto l’aspetto di normalità. Da quando la Boniver dichiarò pubblicamente-senza alcuna conseguenza politica o fiscale- di non aver MAI pagato il canone tv il politico gode nel fare ciò che il plebeo non può fare. Parlare alla platea twitter e ricevere risposte non confezionate mantiene,spero, il contatto con la realtà. il politico per sua natura si dichiara comunque uomo del popolo facendo di tutto per star lontano dalla vita media dei suoi elettori. Parlare con qualcuno che non sia un cliente un raccomandando un corruttore credo sia una lieta novità. Scoprire che non mandiamo giù tutto pure. Mi piace inoltre che un potente si spieghi e perda tempo a motivare e dibattere; c’è anche la possibilità si scovino idee nuove. Certo la politica non si fa con i cinguettii, ma in assenza di visioni ispiratrici e progetti di lungo respiro anche un minimo di aggancio alla realtà fa piacere. Per esempio non so se il Monti che twitta sia vero, ma il tono austero il buon senso e l’atteggiamento pochi cazzi mi incoraggiano.

  12. Sarò un po’ retrò pur non avendo l’età per esserlo, ma se vogliamo guardare alla politica in modo serio penso che non sia una cosa bella che un ministro (o chi per lui) risponda alle domande così.
    Intanto perché i tempi su Twitter sono veloci.
    E quindi nel momento in cui si innesca un meccanismo di domanda (che ritengo giusta, ma sulla linea della retorica e sul produrre rumore, attrarre l’attenzione) che prevede effettivamente una risposta, beh, io resto molto perplessa. La politica nella sua figura anche di rappresentanza, resta comunque un processo di scelte e decisioni collegiali nel momento in cui si esprime attraverso un ruolo istituzionale.
    E sulle cose di valore dovremmo capire che la partecipazione si muove in un altro modo, altrimenti rischiamo di restare ingabbiati dentro a strumenti che spesso, beh, hanno un valore poco sostanziale (per quanto a tanti non piaccia). Sinceramente sono un po’ stanca di sentir dire che
    “i politici sono sempre stati sentiti molto distanti dalla gente. Asserragliati in parlamento, l’unico mezzo che poteva raggiungerli erano i giornalisti, che però quasi romanzano ogni notizia.”
    Ma stiamo scherzando? Parlamentari di destra e sinistra girano e brigano, incontrano e parlano: peccato che le sale siano spesso vuote. Lo fanno prima delle elezioni, lo fanno dopo: peccato che come cittadini ce ne siamo fregati per troppi anni. E sinceramente anche se voto da poco più di 10 anni ho sempre ritenuto folle chi affidava le proprie preferenze ad occhi mai incrociati di persona, a voci mai ascoltate dal vivo. Li sono sempre andati a cercare, e qualche volta su certi candidati ho posto il mio NO (perché guardate che, magia delle magie, dentro ai partiti funziona così, che ti trovi con l’operaio e il pensionato e il cassaintegrato e la tua la dici, qualche volta la spunti pure). Questo vale per tutti i livelli: dall’Europa al comune.
    Abbiamo il coraggio di raccontarci le cose come stanno: non di accettare le narrazioni prodotte da altri. Abbiamo il coraggio di far sgambettare i nostri parlamentari per pretendere le risposte: guardate che tante volte non aspettano altro. Le frasette di rito di twitter sono giochetti.
    Mica occorre essere dei raccomandati per far arrivare un’interrogazione in consiglio regionale o in Parlamento!
    invece beh, se pensiamo che il botta e risposta in rete fatto così serva a qualcosa, finiremo con l’ammazzarci la Costituzione con grande velocità.
    Ma in 140 caratteri, mi dispiace, non si riassumono le posizioni di una politica italiana rispetto al nord Africa. E a me quella interessa. Il resto sono contentini personali.

  13. lalbertini scrive:

    per un cittadino è molto “gratificante” avere una risposta, qualunque essa sia, soprattutto perchè vuol dire che qualcuno si è preso la briga di leggere. in effetti la cosa più significativa di questo scambio è avere un canale diretto o apparentemente tale. credo che per contro sia, come dice @mazzetta un esercizio molto pericoloso per ministri o quantaltro perchè arriva il momento in cui le risposte non possono essere più solo evasive o generiche.
    e potenzialmente esplosivo: non so se avete idea di quante (e quali) lettere/mail/richieste arrivano a un qualsiasi responsabile di una qualsiasi istituzione.
    credo possa diventare ingestibile per chiunque

  14. cara tigella,
    concordo con chi ritiene che la risposta su twitter di un ministro non possa che essere di circostanza su un caso come quello di una trattativa diplomatica.
    se poi un uomo di governo debba o possa comunicare anche attraverso twitter è un altro discorso. direi di sì. è solo una modalità diversa, più rapida e diretta.
    in generale, però, mi sembra che tutta la questione della comunicazione politica sia oggi ampiamente sopravvalutata. Intendo dire che nell’idea di comunicazione politica è l’aggettivo – cioè “politica” – a essere preminente e a doversi fare sostantivo. Non può esistere una comunicazione politica senza la politica. La mia sensazione di uomo di mezza età che vive nel giornalismo è che in questo scorcio di contemporaneità, in questa immersione totale nei media, ci è sembrato che la prima qualità da richiedere alle leadership fosse la capacità di comunicare. Credo che questo sia stato un errore e sia stato determinato da tante e diverse cause (ma questa è un’altra storia). a presto @MarcoFerrante

  15. Ciao,
    molto è stato già detto nei precedenti commenti.
    Mi pare naturale che un ministro non possa utilizzare twitter per spiegare un indirizzo politico, ma foorse serve per mantere un contatto con la società, serva a capire cosa si dice in giro (è pur vero che la rete non è ‘la realtà’, che twitter è un social network con attitudine senz’altro minoritaria, al contrario di fb, che alla fine mi sembra che a produrre contenuti siano più o meno sempre gli stessi, che spesso producono contenuti anche altrove sul web, ma magari mi sbaglio perchè non sono ancora del tutto dentro al mezzo), ma insomma, intanto è un tentativo di avvicinarsi a una modalità, che non è quella più ‘facile e immediata’, di accesso alla rete e poi ci vedo un tentativo di confronto, il che, tutto sommato, non mi pare che sia un male. Poi, certo, probabilmente non lo usa in prima persona, eccetera, ma almeno c’è qualcuno che gli racconta cosa si dice.

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