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Attivismo online: un how-to in 5 punti

11.10.2011 · Posted in politicherie

Per il numero di novembre di Wired ho scritto questi cinque consigli che mi sento di dare a chi vuole fare attivismo online. Sono cose probabilmente banali per chi la rete la frequenta e la usa ogni giorni per fare politica, ma mi sembrava importante cominciare dalle basi, ponendo alcuni punti fissi.

Ecco quindi le cinque cose per me più importanti quando si fa politica in rete.

Conosci lo strumento che stai utilizzando.

Sembra una banalità, ma non tutti hanno piena consapevolezza di come si usano gli strumenti con cui quotidianamente comunichiamo, interagiamo e ci informiamo. Aprire un account su Facebook e, ancor più, su Twitter è facilissimo, bastano pochi click. Sfruttarne appieno tutte le potenzialità richiede più impegno.

Profilo e pagina Facebook, account Twitter hanno caratteristiche diverse e non è detto che servano tutti. Dopo aver deciso qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere scegli lo strumento che meglio ti ci può condurre.

Poniti un obiettivo chiaro, facile da spiegare e, soprattutto, facile da ottenere.

“Cambiamo il mondo!” è quello che un po’ tutti vorremmo, ma il rischio è che si finisca per catalizzare indignazione generica e sfoghi di vario genere invece di raccogliere e diffondere riflessioni e azioni.

Diffondi informazioni fondate e segnala sempre la fonte

La tentazione spesso è forte: lanciare notizia clamorose che siano in grado di attirare l’attenzione e generare partecipazione. Se però di queste notizie non hai il link a una fonte attendibile trattieniti: meglio arrivare tardi a diffondere un’informazione piuttosto che metterne in circolo una falsa. Capisco che nel mondo dei social media questo approccio sia contraddittorio, ma è proprio per il potere di diffusione di massa e capillare delle informazioni che è necessario essere cauti.

Scava per trovare in rete e fuori piccole storie che non hanno visibilità.

E’ inutile linkare, per la centesima volta, l’articolo del grande quotidiano online che tutti hanno letto e tutti hanno la possibilità di trovare facilmente. Cerca invece quelle notizie che riguardano la tua campagna e che non trovano spazio sui media tradizionali. Stimola la produzione di contenuti da parte dei tuoi follower. Chiedi alle persone di raccontare le proprie esperienze, di “metterci la faccia”. E’ più facile che così abbiano voglia di partecipare.

Scegli una parola chiave che contraddistingua la tua campagna e usa sempre quella.

Questo consiglio vale in particolare su Twitter, ma in generale avere una parola che funzioni da trait d’union per i messaggi è utile anche per favorire l’identificazione delle persone con la campagna.
Su Twitter diventa fondamentale per poter tenere traccia dei messaggi postati, ricostruirne il filo e recuperare la narrazione che ciascuno di essi contribuisce a comporre.

Cosa ne pensate?

6 Responses to “Attivismo online: un how-to in 5 punti”

  1. Ho una critica. Non trovi che siano dei consigli per il singolo?
    Mi spiego meglio. Io li trovo tutti condivisibili, sopratutto il penultimo che esorta a non condividere per l’ennesima volta il grande post di turno. Infatti è una cosa che penso da tanto tempo. Però, non hai citato un punto che secondo me fa la differenza. Circondarsi e trovare le persone che condividono le stesse idee. Passare dal singolo al collettivo. Se ad esempio ho un blog che parla di politica e si incentra sull’economia cercherei di farmi conoscere in altri blog, forum o ambienti in cui ci possa essere gente interessata. Per formare una stretta cerchia di lettori o persone con cui non solo discutere ma che possano condividere quello che si produce. Sia da solo sia insieme.

    Io scrivo in un blog personale e uno collettivo. Nel secondo facciamo guide su linux, informatica. Ma se non fosse stato per la “comunità” di lettori e gente che ci aiuta a fare le guide il blog non sarebbe andato avanti. ;)

    Saluti.

  2. Consigli semplici ma molto efficaci specialmente per chi come me ha iniziato da poco.
    Grazie

  3. tigella scrive:

    Santiago, in realtà no, credo siano consigli validi anche per gruppi più o meno organizzati che vogliano usare i social network per diffondere le proprie iniziative e, magari, raccogliere partecipazione. Credo valgano sia per campagne nate esclusivamente online che per campagne offline portate in rete per aumentarne la diffusione.

    Un singolo, una singola persona cioè, per riuscire a mettere in piedi una campagna, dentro o fuori internet, deve godere di una notorietà e un’influenza incredibili, dentro e fuori internet. Non ci sono consigli che tengano: se mancano quelle la campagna è fallita. E se ci sono notorietà e influenza probabilmente i miei 5 consigli diventano irrilevanti.

  4. Io ho un blog che tratta di ambiente e sarei interessato a creare un movimento in rete o anche a delle collaborazioni mi contatti…

  5. lalbertini scrive:

    per quanto riguarda Twitter, una cosa che trovo spesso fastidiosa è il RT compulsivo per spingere nella TT. Capisco che sia uno strumento per dare visibilità a contenuti che altrimenti rimangono relegati all’interno di una cerchia più ristretta, ma non sono certa che sia realmente efficace: di fatto genera un gran rumore e intasamento delle TL.
    vero è che tante volte è una sorta di gioco, specie quando si spinge un hashtag “divertente”. però anche in questo caso mi piace quando ognuno aggiunge un contenuto originale associato a un hashtag, mi piace meno il RT automatico.
    In sintesi: mi piacciono poco gli automatismi e credo non servano

  6. MicheleCiotti scrive:

    Il metodo è più che condivisibile, immediato, come impone la velocità del mondo in cui viviamo.
    La cosa più difficile da far crescere è la passione sociale, senza di quella non vi è strumento che tenga.
    Poi lo strumento.
    Appena iniziata la storia dell’Islanda, proposi una discussione in un forum di motociclisti (età 20-60 anni), relativamente all’uso dei social network per la partecipazione politica dei cittadini.
    Ho rilevato percentuali di consenso intorno al 20%.
    Credo che sia il futuro, anche abbastanza immediato, al quale necessita far scoprire gli ideali ai giovani e i nuovi strumenti ai pigri.

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